SEO Radar Italia è un analizzatore SEO e GEO gratuito, senza registrazione, che esamina una pagina alla volta e la spiega con l’intelligenza artificiale. Lo abbiamo lanciato in modalità Completa sulla homepage del nostro sito, sbrsoftware.eu, con tre parole chiave scelte apposta: una pertinente, una con un refuso e una fuori tema. Risultato: 91,5% di punteggio SEO e 62,8% di visibilità AI (GEO), più un dettaglio che nessun controllo automatico può darti da solo. L’AI ha capito che “Siro web” era un errore di battitura per “siti web”.
Abbiamo scelto il nostro sito per una ragione di privacy: SEO Radar Italia è un progetto creato e mantenuto da SBR Software, e mostrare in pubblico i punti deboli di un sito altrui non sarebbe corretto. Così ogni numero e ogni screenshot di questa guida viene da una pagina di cui siamo responsabili.
Perché un’analisi su una pagina sola
I grandi crawler scansionano tutto il sito e restituiscono lunghe liste di errori, ma per ogni pagina si fermano spesso a pochi controlli. SEO Radar Italia fa la scelta opposta. Prende una URL e la guarda da ogni lato: HTML grezzo e pagina dopo JavaScript, prima schermata su mobile, robots e sitemap, dati strutturati, velocità misurata da Lighthouse, header di sicurezza, contrasto dei colori, keyword e citabilità nelle risposte AI. Poi lascia che un modello AI legga tutti questi dati e ti dica in italiano cosa fare per primo.
Per una homepage, una pagina servizio o un articolo importante è il livello di dettaglio che serve davvero. La roadmap pubblica indica come passo successivo l’integrazione con Google Search Console e una lettura più ampia del sito, senza perdere questa profondità.
Gratis, senza registrazione e autofinanziato
Lo strumento non chiede email né account. La pagina Mission e vision dice chiaramente che non serve a raccogliere contatti e che non ci sono piani premium: tutto quello che è stato sviluppato è disponibile per tutti. Report e chat AI usano le API di DeepSeek, pagate con le donazioni volontarie e, quando non bastano, da SBR Software. I Core Web Vitals arrivano dalle API PageSpeed di Google nella quota gratuita.
La roadmap pubblica anche i costi reali: 1.874 euro di avvio, 157 euro al mese di hosting e VPS per il rendering JavaScript, API AI a parte, e 5 euro di donazioni raccolte finora (dati aggiornati al 31 ottobre 2026). In pratica il progetto è sostenuto quasi tutto da noi.
Come si avvia l’analisi
Dalla homepage di SEO Radar Italia inserisci l’URL della pagina e, se vuoi, fino a tre parole chiave separate da virgola. Le frasi di più parole vanno tra doppi apici. Noi abbiamo scritto: “sviluppo Software”, “Siro web”, “Torta della nonna”. Il controllo anti bot di Cloudflare si è risolto da solo.

Poi scegli la modalità. La Veloce risponde in pochi secondi ed è utile per un primo controllo o per verificare al volo una modifica. Salta però tre card (DOM Rendering, Visibilità schermo e Contrasto colori) e si ferma ai primi 25 link e 25 immagini. La Completa esegue il vero rendering JavaScript (fino a 50 secondi), interroga PageSpeed (fino a 60 secondi) e controlla anche sitemap, certificato SSL e accesso dei crawler AI. Tutti i valori di questa guida vengono dalla modalità Completa.

Panoramica SEO e azioni consigliate
La prima card riassume tutto. Il nostro sito ha preso 91,5% SEO con giudizio Eccellente e 62,8% GEO (Contenuto 78%, Segnali 34,5%, Accesso 100%). Le medie per area sono Indicizzabilità 100%, Ranking 83% e SERP 100%. In alto c’è anche il contatore dei token AI giornalieri, condiviso da tutti gli utenti: 800.000 al giorno.
La scheda Azioni consigliate traduce il report in una lista breve. Qui trovi i tre pulsanti AI (Report AI, Analisi GEO con AI, Chatta con AI) e cinque controlli automatici. Il primo per noi era “Allineamento keyword insufficiente”: 0,7/10, sotto la soglia di 8. Lo spieghiamo nella sezione sulle keyword.

Ogni azione si apre e dice cosa è stato trovato, perché conta e cosa fare. Le altre quattro: Core Web Vitals sotto target, con 7,0/10 e un CLS da ridurre di 0,035; segnale GEO da rafforzare (6,3/10, soglia 7); accessibilità di base, con un link senza nome accessibile e due ID duplicati; cache degli asset troppo breve, ad esempio un file JavaScript di Elementor Pro con cache di 72 ore.

Visibilità AI (GEO)
Questa card stima quanto la pagina è pronta per essere capita e citata da sistemi come AI Overviews, ChatGPT o Perplexity. Lo strumento precisa che non è un fattore di ranking ufficiale di Google. Il calcolo è a regole e non consuma token. Il nostro voto è 6,28/10, diviso in tre tab.
Tab Contenuto: 7,8/10
Qui pesano E-E-A-T (10/10), struttura semantica (10/10), leggibilità (6,7/10, indice Gulpease 59 su 100) e immagini con ALT (9 su 9). Il box giallo mostra le correzioni applicate: -0,75 perché il primo paragrafo ha solo 15 parole, -0,22 per i segnali GEO bassi, e un tetto di 7,8 in assenza di elementi citabili come risposta diretta, dati e citazioni. Le azioni rapide suggeriscono di aggiungere testimonianze con nome, ruolo e azienda e menzioni verificabili.

Tab Segnali: 3,5/10
È il nostro punto debole. Virgolettati, statistiche e citazioni esterne non sono stati rilevati, manca una risposta diretta e la sintesi in cima è di 15 parole contro un obiettivo di 50-200. La data di aggiornamento non è esposta. Aprendo “Cosa misura ogni segnale” la card spiega che questi indicatori si ispirano allo studio di laboratorio Princeton GEO-bench e che pesi e soglie sono scelte del progetto, non regole di Google. Così sai sempre quanto pesa ogni consiglio.

Tab Accesso: 10/10
Controlla se le AI possono leggere la pagina. Il file llms.txt non c’è, ma la card ricorda che è facoltativo e che Google non lo usa. La direttiva max-snippet non pone limiti. Nel robots.txt nessun bot di ricerca AI è bloccato. Il blocco “Le AI vedono la tua pagina?” richiede la pagina come GPTBot, OAI-SearchBot, ClaudeBot e PerplexityBot: tutti e quattro hanno ricevuto HTTP 200.

DOM Rendering (Raw vs JS)
Confronta l’HTML che il server invia ai bot con la pagina costruita dal browser dopo il JavaScript. Se title, robots o canonical comparissero solo dopo il rendering, i crawler potrebbero leggerli in ritardo. Il nostro esito è “Tecnicamente indicizzabile”: title, meta description, canonical, meta robots, due blocchi di schema e status 200 sono identici nelle due versioni. Cambiano solo le parole (1.186 contro 1.269) e il peso dell’HTML (135,9 KB contro 203,4 KB), cosa normale con Elementor.

La sezione espandibile “Perché questa card è speciale” spiega le due ondate di indicizzazione e perché parole e nodi differiscono da altre card. Leggila una volta: evita di confondere il peso dell’HTML con il peso totale della pagina.

Visibilità schermo
Simula uno smartphone da 412×823 pixel e guarda la prima schermata, perché Google indicizza la versione mobile. Voto 8/10. H1, primo contenuto utile e primo paragrafo sono visibili subito, nessun annuncio sopra la piega, quattro elementi principali nel primo viewport. La valutazione UX iniziale resta “Migliorabile”.

Il pulsante “Dettagli annunci rilevati” mostra l’unico elemento sovrapposto: il banner cookie, fisso in alto, che occupa l’8,5% dello schermo. C’è anche un “Dettaglio tecnico del campione” con i primi 50 elementi analizzati, utile a chi sviluppa.

Robots e indicizzazione
Risponde alla domanda più importante: Google può indicizzare questa pagina? Per noi sì, 10/10. Meta robots index e follow, nessun X-Robots-Tag, robots.txt che blocca solo /wp-admin/ e dichiara la sitemap. La verifica reale della sitemap trova un indice valido (HTTP 200) con 2 sitemap, e la nostra pagina è elencata. Con “Mostra contenuto file” leggi il robots.txt senza uscire dal report.

Canonical
Il canonical indica a Google quale URL è la versione ufficiale. Il nostro è self-referential e coincide con l’URL finale: 10/10. Il riquadro “Coerenza dei segnali canonical” confronta anche tag HTML, header Link e og:url, e qui non c’è nessun conflitto.

Risposta e redirect
La pagina risponde direttamente con 200 OK su HTTPS, zero redirect. Se avessi una catena di reindirizzamenti, la vedresti passo per passo con codice, protocollo e host di ogni salto.

Analisi URL
Valuta la struttura dell’indirizzo. Sulla homepage lo slug non si giudica, quindi il voto è 10/10 con lunghezza di 23 caratteri, HTTPS attivo, html lang it-IT e hreflang non necessario perché il sito è monolingua.

Schema.org Markup
Elenca i dati strutturati in JSON-LD. Ne abbiamo tre, tutti completi: Person, FAQPage e ProfessionalService, voto 10/10. Il consiglio principale è aggiungere uno schema WebPage o Article, e completare Person con campi come jobTitle, email e telephone. La card segnala anche che il rich result FAQ è stato ritirato da Google per tutti i siti dal 7 maggio 2026: lo schema resta valido e utile per le AI, ma non produce più risultati arricchiti.

Ogni schema si apre con “Mostra JSON” per vedere il codice esatto letto dalla pagina.

Breadcrumb
Sulla homepage il breadcrumb non serve, perché è il punto di partenza della navigazione. La card lo dice chiaramente con l’esito N/A, senza penalità.

Snippet e metadati
Controlla quello che compare nei risultati di ricerca. Il nostro title ha 58 caratteri, circa 458 pixel, dentro la zona ottimale di 300-580 pixel. La meta description ha 147 caratteri. L’anteprima espandibile mostra come appare lo snippet su desktop e su mobile. Seguono favicon, charset UTF-8 e Open Graph completo, con og:image raggiungibile da 1280×853 pixel e 242 KB. Il campo meta keywords è vuoto, come deve essere: Google lo ignora.

Struttura semantica
Mostra tutti gli heading nell’ordine del codice, con un badge che indica se stanno nel contenuto, nell’header o nel footer. Il riepilogo indica 1 H1, 11 H2 e 14 H3, voto 10/10 e nessuna penalità. I suggerimenti confermano heading “ben organizzati e coerenti”.

In fondo c’è il blocco Accessibilità di base, con controlli simili ad axe e Lighthouse. Da correggere ne abbiamo due: un link fatto solo di icona senza nome accessibile e due ID duplicati. Non toccano il punteggio, ma aiutano chi usa screen reader.

Statistiche contenuto
Conta le parole del contenuto principale: circa 1.078. La card ricorda che Google non usa la lunghezza come fattore di ranking. Serve come riferimento, non come obiettivo.

Segnali E-E-A-T
Cerca i segnali di fiducia presenti nella pagina. Il nostro profilo è “Azienda con team editoriale” con punteggio fiducia del 100%: autore rilevato, dati aziendali, HTTPS, link privacy, schema, partita IVA, favicon e pagina Chi siamo. Telefono e indirizzo sono trovati nel footer, che è la posizione standard. Risulta anche il banner cookie attivo. La card avverte che un punteggio alto non garantisce il ranking se il contenuto è povero.

Analisi immagini
Voto 9,9/10. Dieci immagini, tutte con ALT, tutte in WebP con srcset, otto con caricamento lazy. La sezione “Diagnostica e suggerimenti” conferma che sono ottimizzate. La tabella “Dettaglio immagini” elenca ogni file.

Analisi link
Voto 10/10 su 34 link: 28 interni (82%) e 5 esterni (15%), nessuno rotto, uno speciale con #, nessun nofollow. Gli anchor ottimali sono 31, due sono troppo lunghi. La distribuzione per zona mostra 11 link nel contenuto editoriale, 19 nell’header e 4 nel footer. La prima verifica HTTP si ferma a 25 link; dal Centro Diagnostico puoi controllarne fino a 100.

Velocità pagina
Usa un test di laboratorio Lighthouse da PageSpeed Insights. Voto 7,0/10. Su mobile LCP di 2,25 secondi (buono) e CLS di 0,135 (da migliorare, mancano 0,035 per la soglia “buono”). Su desktop LCP 0,62 secondi e CLS 0,146. Il server risponde in 0,01 secondi.

La sezione “Diagnosi LCP e cache” è la più utile per chi deve intervenire. Individua l’immagine LCP, conferma che non è in lazy load e segnala che le manca fetchpriority=”high”. Scompone il tempo: risposta del server 135 ms (12%), attesa 411 ms (36%), download 452 ms (40%) e rendering 138 ms (12%). Elenca poi 61 risorse con cache breve o assente. Le altre due sezioni riportano 1,04 MB e 88 richieste, con 25 risorse che bloccano il rendering, e un avviso JavaScript.

Sicurezza e performance
Voto 10/10. HTTP/2, TTFB di 5 ms, compressione Brotli, HTTPS forzato, HSTS di 365 giorni con includeSubDomains, CSP e nosniff attivi. Il certificato Let’s Encrypt è valido dal 09/10/2026 al 07/01/2027 con TLS 1.3. Tra gli header aggiuntivi manca solo Permissions-Policy, che è facoltativo. La card rileva anche il Meta Pixel tra le tecnologie di tracciamento.

Mixed content
Cerca risorse caricate in HTTP su una pagina HTTPS, che il browser può bloccare o segnalare. Nessuna: 10/10.

Responsive e mobile
Voto 10/10. Riconosce Elementor, analizza 5 file CSS con 42 media query, trova il viewport corretto e immagini responsive al 92%. Il test reale su 412×823 non trova scroll orizzontale né target toccabili troppo piccoli (su 25 elementi controllati). Il testo sotto i 12 pixel è lo 0,6%.

Contrasto colori (WCAG)
Guarda la pagina con i colori reali del browser. Su 44 elementi uno è sotto la soglia AA: il paragrafo “Non basta adattarsi al cambiamento, bisogna guidarlo.” con rapporto 1:1, contro un minimo di 4,5:1. La card spiega come risolvere. Non è un fattore di ranking, ma rende il testo leggibile per più persone.

Ottimizzazione Keyword: il controllo a regole
Questa card verifica dove compare la keyword esatta. Assegna fino a 100 punti: title +30, corpo +30, H1 +25, primi 150 parole +15, con -20 se la keyword è ripetuta in modo eccessivo. Se la keyword manca da tutti questi punti, il punteggio è forzato a 0. Il badge /10 è la media delle keyword inserite: per noi 0,7/10.

“Sviluppo Software” prende 30/100. È nel corpo con densità 0,37%, ma non nel title, nell’H1 o nelle prime 150 parole. Il consiglio è chiaro: se vogliamo posizionarci per questa ricerca, deve entrare almeno in title e H1.

La differenza che conta: Ottimizzazione Keyword contro Analisi Semantica AI
Qui si vede bene perché l’AI integrata cambia il risultato. La card Ottimizzazione Keyword cerca una corrispondenza esatta. “Siro web” non compare da nessuna parte, quindi prende 0/100.

“Torta della nonna” fa la stessa fine: 0/100. Per un controllo a regole un refuso e un argomento estraneo sono identici, perché in entrambi i casi la stringa non c’è.

L’Analisi Semantica Keyword, invece, si avvia con un pulsante e usa l’AI per capire il significato. Confronta l’intento di chi cerca con quello che la pagina offre. Ecco cosa ha risposto sulle nostre tre keyword.

Per “sviluppo Software” il voto AI è 93/100 con confidenza 93%: topic rilevato, allineamento alto, convenienza 82/100. L’AI propone varianti come “software gestionali su misura” e consiglia di portare la keyword in title e meta description.
Per “Siro web” il voto è 73/100 con confidenza 90%, topic rilevato e allineamento parziale. Il consiglio comincia così: “Forse intendevi ‘siti web’: la versione corretta è molto pertinente perché la pagina offre realizzazione di siti WordPress ottimizzati SEO”. L’AI ha riconosciuto il refuso, ha capito a cosa ci riferivamo e ha suggerito varianti come “realizzazione siti web professionali” e “creazione siti WordPress”.
Per “Torta della nonna” il voto è 0/100 con confidenza 99%: topic assente, convenienza 0, e il consiglio “Keyword fuori tema: toglila, possibile errore o refuso”. L’intero test è costato 13.847 token.
La regola pratica che ne ricaviamo: usa Ottimizzazione Keyword per sapere se la parola esatta sta nei punti giusti della pagina. Usa l’Analisi Semantica per sapere se la pagina risponde davvero a chi cerca quella cosa, anche quando la parola è scritta male o espressa in un altro modo. Un punteggio 0 nella prima card può nascondere un argomento perfettamente coperto; la seconda te lo dice.
Keywords dai titoli, density e long tail
Le ultime tre card guardano le parole che la pagina usa davvero, senza consumare token. Keywords dai titoli conferma un H1 unico e coerente; le parole più comuni negli heading sono software, personalizzati e siti, su 83 keyword rilevate.

Keyword Density conta 1.078 parole: “sito” all’1,02%, “software” allo 0,83% e “siti” allo 0,74%, con esito “Frequenza equilibrata”. Non c’è stuffing.

Frasi chiave long-tail rileva 58 frasi e dà il giudizio “Ottima ottimizzazione intento”. Le prime sono “siti web” (10/10), “software personalizzati” (8,5), “siti web professionali” (7,5) e “strategie digitali” (5,5), con l’indicazione di dove compaiono: title, H1, meta description o testo. È solo diagnostica e non tocca il punteggio.

La potenza dell’AI integrata
I punteggi automatici dicono cosa c’è e cosa manca. I quattro moduli AI leggono quei dati e li trasformano in decisioni. Rispondono solo sui dati on-page della pagina analizzata: niente backlink né competitor, come spiega la guida alla chat AI.
Report AI
Con “Avvia analisi AI” arriva un report in italiano in streaming. Sul nostro sito parte da “Cosa capisce Google”: homepage di un professionista con intento misto, commerciale e informativo, fiducia ben sostenuta, limite principale nella citabilità. Il voto AI è 89/100 SEO contro 91,5 del tool e 66/100 GEO contro 62,8, con la spiegazione delle differenze. Questo primo report ha usato 22.444 token.

Il report contiene anche le query probabili per cui Google può mostrare la pagina e un’analisi delle keyword target, che separa la pertinenza lessicale (exact match) da quella di tema (concept match). Per “Siro web” scrive: exact match no, concept match sì, “Correggi la grammatica: forse intendevi Siti web”. Per “Torta della nonna”: fuori tema, non va inserita.

Chiude con problemi e miglioramenti in ordine di priorità, ognuno con diagnosi e azione pratica: due sezioni (“I miei servizi digitali 360” e “Domande Frequenti”) senza testo sotto il titolo, stabilità visiva da migliorare, apertura troppo breve per essere citata. Segue l’analisi dei nomi file e degli ALT delle immagini.

Analisi GEO con AI
È un secondo parere sulla citabilità. L’AI mette a confronto il proprio voto con quello del motore: Contenuto 6,5 contro 7,8, Segnali 3 contro 3,45, Accesso 10 su 10, citabilità complessiva 5,5/10. La sua conclusione è netta: ci citerebbe per la parte “chi sono e dove opero”, non per rispondere a una domanda tecnica su sviluppo software o siti web.

Poi elenca cosa funziona, i problemi critici e un piano d’azione. Tra i consigli: aggiungere il soggetto al primo paragrafo, trasformare la sezione servizi in un elenco testuale, inserire testimonianze vere, aggiungere un blocco “Come lavoro” in passaggi. C’è anche la sezione “Cosa NON toccare”, che evita di rompere ciò che già funziona. Anche qui l’AI segnala di verificare “Siro web” e “Torta della nonna” come possibili errori di configurazione.

Chatta con AI
Sotto il report c’è “Approfondisci l’analisi”, con 50 domande per analisi. Abbiamo chiesto “Qual è la prima cosa da sistemare?”. La risposta: l’apertura della pagina, oggi di 15 parole, che dice per chi lavoriamo ma non chi siamo né cosa facciamo. È l’unico punto che pesa sia sul segnale GEO sia sull’adeguatezza alle AI Overviews.

Limiti e consigli d’uso
L’analisi riguarda una pagina sola. Per un sito intero conviene partire dalle pagine che portano contatti o vendite, una alla volta. Le misure di velocità vengono da un test di laboratorio in una singola esecuzione e possono variare tra un test e l’altro.
I moduli AI attingono a un budget giornaliero di 800.000 token condiviso da tutti. Dopo i nostri test il contatore segnava 158.681. Usali sulle domande che ti servono davvero. Dopo qualche minuto senza attività la sessione dei risultati scade e i pulsanti AI chiedono di rifare l’analisi dalla homepage: basta rilanciarla.
Scegli keyword per cui la pagina dovrebbe davvero posizionarsi. Se ne inserisci una sbagliata, la card a regole ti darà 0 e l’Analisi Semantica ti dirà se è un refuso o un tema che non c’entra.
Domande frequenti
SEO Radar Italia è davvero gratuito?
Sì. Non serve registrazione e non ci sono piani a pagamento. Il progetto è sostenuto da SBR Software e dalle donazioni volontarie, con i costi pubblicati nella roadmap. Le card automatiche non consumano token; i moduli AI usano un budget giornaliero condiviso.
Che differenza c’è tra modalità Veloce e Completa?
La Veloce risponde in pochi secondi ma salta DOM Rendering, Visibilità schermo e Contrasto colori e verifica al massimo 25 link e 25 immagini. La Completa esegue il rendering JavaScript fino a 50 secondi e il test PageSpeed fino a 60 secondi.
Perché “Siro web” ha 0 in una card e 73 nell’altra?
La card Ottimizzazione Keyword cerca la parola esatta: “Siro web” non c’è, quindi prende 0. L’Analisi Semantica AI valuta il significato e ha riconosciuto il refuso di “siti web”, un tema che la pagina tratta, quindi le dà 73/100.
L’AI può inventare problemi che non esistono?
I moduli AI interpretano i dati misurati dal tool sulla pagina e non hanno accesso a backlink o competitor. Le loro risposte sono suggerimenti da verificare, soprattutto prima di toccare template, redirect o testi legali.
Il punteggio GEO influisce sul ranking su Google?
No. Lo strumento stesso scrive che la visibilità AI non è un fattore di ranking ufficiale di Google. Per comparire nelle funzioni AI di Google la pagina deve essere indicizzata e idonea a mostrare uno snippet.


